Zibaldone

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  • La legislazione sanitaria e i danni da fumo

    Novembre 2013 - Il fumo attivo e il fumo passivo sono classificati dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), tramite lo IARC (International agency for research on cancer), come cancerogeni certi di gruppo 1 per l'uomo; cancerogeni certi sono ugualmente alcuni dei suoi componenti, primi tra tutti benzene e benzo[a]pirene. Secondo alcune stime, il fumo causa ogni anno più di 440.000 morti negli Stati Uniti, e circa 80.000 in Italia. Numerosi organi e sistemi sono danneggiati dal fumo: polmone (ad esempio tumore e broncopneumopatia ostruttiva), cuore e sistema circolatorio (ad esempio infarto, arteriosclerosi e ipertensione arteriosa), pelle (ad esempio invecchiamento precoce e comparsa di irsutismo), laringe-faringe-corde vocali (ad esempio tumori, raucedine cronica) ecc…

    Norme regolatorie attuali sulle sigarette elettroniche
    Non contenendo tabacco, le sigarette elettroniche non sono regolate dalle normative vigenti che a loro volta recepiscono accordi comunitari o internazionali. Non essendo considerate farmaci non sono regolate alla stregua dei prodotti farmacologici contenenti nicotina: il quadro regolatorio vigente nei diversi paesi (quando presente) è pertanto assai disomogeneo. In un documento del "Framework convention on tobacco control" dell’OMS sono illustrate alcune situazioni, così come emergono da sondaggio effettuato in 33 paesi aderenti; le possibili situazioni sono le seguenti:

    • non esiste nessuna normativa di regolamentazione;
    • esistono normative che proibiscono la manifattura, l’importazione, la distribuzione e la vendita di qualsiasi sistema di rilascio elettronico di nicotina;
    • esistono normative che riguardano in modo parziale alcuni aspetti della produzione, vendita distribuzione e promozione dei diversi prodotti;
    • non sono classificate come prodotti farmaceutici;
    • sono considerate prodotti farmaceutici; 
    • i possibili punti di vendita sono: farmacie, supermercati, negozi dedicati, internet, edicole, bar e pub, casinò e sale da gioco. 

    Ministero della Salute
    Il 4 agosto 2011, il Ministero della Salute ha adottato lʹordinanza di divieto di vendita di sigarette elettroniche ai minori di 16 anni , che è stata reiterata l'8 settembre 2012 per 6 mesi sulla base della relazione dell’ISS. Con l’ordinanza del 2 aprile 2013, valevole fino al 31 ottobre 2013, il divieto di vendita delle sigarette elettroniche con presenza di nicotina è stato innalzato da 16 a 18 anni, in attesa che vengano adottati ulteriori provvedimenti regolatori.

    Commissione Europea
    Il 19 dicembre 2012, la Commissione europea ha adottato una proposta di revisione della corrente direttiva del 2001 sui prodotti del tabacco. In base alla revisione, i prodotti contenenti nicotina (come le sigarette elettroniche) al di sotto di una determinata soglia, definita come < di 2 mg per unità o < di 4 mg/ml, sono ammessi sul mercato purché rechino avvertenze riguardanti i rischi per la salute, mentre i prodotti al di sopra di detta soglia sono consentiti solo se autorizzati come terapia sostitutiva nicotinica (ad esempio i cerotti alla nicotina). Idealmente, la nuova direttiva sarà adottata entro il 2014 ed entrerà in vigore a partire dal 2015-2016.

    Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
    L’OMS sostiene che a oggi non esistono evidenze scientifiche sufficienti per stabilire la sicurezza d’uso e l’efficacia della sigaretta elettronica come metodo per la disassuefazione da fumo, e raccomanda di regolamentare questi dispositivi come presidi medici o prodotti farmaceutici e non come prodotti da fumo.

    Il 7 novembre 2013 è stato approvato definitivamente (in attesa di pubblicazione in Gazzetta ufficiale) il "Decreto istruzione" (D.L. 12 settembre 2013, n. 104): nella conversione in legge è stato abolito il divieto di fumare le sigarette elettroniche nei luoghi pubblici (uffici pubblici, ristoranti, bar, mezzi pubblici, cinema ecc…). Confermato invece il divieto di fumare sigarette elettroniche nelle scuole.

    Dott. Roberto Colajanni
    Medico chirurgo, Medicina Interna e Reumatologia
    Viale Monza 177 - I 20126 Milano

  • Appunti sul Paradosso francese

    Novembre 2013 - Per Paradosso francese si intende il (presunto) fenomeno per il quale in Francia, nonostante il relativamente alto consumo di alimenti ricchi in acidi grassi saturi, l'incidenza di mortalità per malattie cardiovascolari è inferiore rispetto ad altri paesi dieteticamente comparabili. Su tale apparente paradosso si è ipotizzato che il consumo di vino rosso possa proteggere da malattie cardiache.
    Studi in proposito hanno mostrato come ci sia un'effettiva diminuzione del rischio di malattie cardiovascolari in relazione al moderato consumo di vino e birra, rispettivamente diminuzioni del 31 e 33%. Secondo alcune ipotesi, la ragione di tale proprietà deriverebbe dai polifenoli (definiti anche gli "spazzini delle arterie") di cui il vino è ricco; in particolare una di tali sostanze, il resveratrolo o Res, sembra avere una azione benefica sul sistema immunitario oltre che sui processi infiammatori, al punto da inibire la formazione di pericolosi vasocostrittori.
    Nello specifico è un fenolo non flavonoide che si può trovare nella buccia degli acini d’uva, ecco perché spesso si parla di rapporto tra resveratrolo e vino. Questa sostanza antiossidante è però presente soprattutto nei vini rossi di collina conservati in botte e piuttosto invecchiati; lo è molto meno nei rossi giovani e nei bianchi.
    Se un consumo moderato di vino aiuta a prevenire malattie cardiovascolari, non bisogna dimenticare che un consumo eccessivo di vino può portare alla dipendenza da alcool e avere ripercussioni sul buon funzionamento del fegato.

    Giovanni Marchesoli
    Sommelier AIS